I DISTURBI D’ANSIA

QUALI SONO I SINTOMI DELL’ANSIA?

  • Ansia e preoccupazione eccessive e attesa apprensiva
  • difficoltà nel controllare i pensieri e le preoccupazioni
  • irrequietezza
  • facile faticabilità
  • difficoltà di concentrazione e vuoti di memoria
  • irritabilità
  • tensione muscolare
  • alterazioni del sonno (insonnia, sonno inquieto)
  • attacchi di panico
  • fobie specifiche, fobia sociale
  • pensieri ossessivi
  • comportamenti compulsivi (ripetitivi ed irrinunciabili, in risposta ad un impulso)

Tecnicamente, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, comunemente noto come DSM-IV (American Psychiatric Association, 1995) identifica sei categorie principali nell’ambito dei distiurbi d’ansia:

fobiedisturbo di panicodisturbo d’ansia generalizzatodisturbo ossessivo-compulsivodisturbo post-traumatico da stress e disturbo acuto da stress.

Innanzitutto occorre chiarire una volta per tutte che l’ansia non è uno spauracchio ma anzi, una fisiologica risposta all’ambiente che nasce per essere adattiva e funzionale; pensiamo all’aumento di attivazione che precede ed accompagna la fuga da un pericolo. Il problema sorge nel momento in cui questa attivazione avviene in seguito all’esposizione a stimoli non propriamente pericolosi ma tuttavia percepiti come tali (si veda il caso delle fobie specifiche), o tende a persistere stabilendosi come modalità di interazione con l’esterno. In tali casi, ne è un esempio il Disturbo d’Ansia Generalizzata (DAG), l’individuo presenta uno stato di iperattivazione associato ad altri disfunzionamenti, che riduce il benessere ed impedisce un adattamento sano al cambiamento e agli eventi della vita.

Il modello Cognitivo-Comportamentale concettualizza in maniera molto chiara e pratica i disturbi d’ansia (A. Wells: “Cognitive Therapy of Anxiety Disorders. A Practice Manual and Conceptual Guide“), partendo dalla definizione di SISTEMA COGNITIVO inteso come l’insieme delle funzioni e dei meccanismi che permettono di elaborare i pensieri ed il contenuto degli stessi. In tale ottica, il disturbi d’ansia sono considerati come il frutto di una serie di interpretazioni cognitive disfunzionali degli eventi, della realtà o delle proprie capacità. Tali interpretazioni non solo innescano il disturbo ma contribuiscono al suo mantenimento.

La teoria cognitiva di Aaron Beck (1967-1976) afferma proprio che alla base di ansia e depressione esistono e sono chiaramente identificabili una serie di distorsioni cognitive (pensieri distorti), che si manifestano alla consapevolezza con l’emergere di pensieri automatici – solitamente negativi –  che a loro volta influenzano l’interpretazione della realtà ed i comportamenti messi in pratica nella vita quotidiana e nel fare fronte ad eventi specifici. Tali convinzioni ed assunti interpretativi di base, vanno a formare nella memoria degli “schemi di riferimento” (Bartlett, 1932) che a loro volta influenzano il processo di elaborazione delle informazioni ed il modo in cui vengono percepiti e catalogati gli eventi, condizionando il COMPORTAMENTO.

Vi faccio un esempio: due individui camminano per la strada e vedono avvicinarsi un estraneo:

  • INDIVIDUO A: partendo dall’assunto di base che gli estranei sono pericolosi, si spaventa e decide di cambiare marciapiede velocemente. Non saprà mai se le intenzioni dell’estraneo erano davvero malevole e questo non farà che contribuire al mantenimento della sua convinzione di fondo (gli estranei sono pericolosi), rendendolo sempre più ansioso e preoccupato di essere aggredito.
  • INDIVIDUO B: L’individuo B invece non teme gli estranei e continua a camminare sulla stessa strada.Accorgendosi che l’estraneo in questione voleva solamente chiedere l’ora.

Secondo voi, chi dei due ha maggiori possibilità di sviluppare un disturbo d’ansia?

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