RIFLESSIONE SULL’IMPORTANZA DEL “NO”

 

Articolo di: Fosca Panvini Rosati

Nell’introduzione del suo “Le regole che fanno crescere”, la psicologa  Maggie Mamen si pone una domanda interessante : “è possibile essere talmente innamorati dei propri figli da non rendersi più conto dell’irragionevolezza delle richieste sempre crescenti di tempo e energia e della pressione implacabile che esercitano sui genitori per ottenere beni materiali, o dei comportamenti inaccettabili, che tengono sia dentro che fuori casa?”.

L’autrice non si limita ad affermare che l’amore è cieco anche per i genitori ma  individua addirittura una sindrome preoccupante identificandola come “sindrome del bambino viziato”.

Pur non  ritenendo opportuno, perché a mio avviso inutile se non dannoso, esaminare  le caratteristiche tipiche dei “genitori dei bambini viziati” e dei bambini troppo viziati” che la psicologa elenca dettagliatamente nel libro, mi voglio soffermare su un aspetto:  se sommergere un bambino di beni materiali e di attenzioni è un modo comune di viziarlo, esistono altre modalità più subdole di comportamento da parte degli  adulti che a lungo termine possono creare problemi più seri.

La riluttanza a dire no e a comportarsi con fermezza possono dare origine a difficoltà importanti nel bambino perché  non sarà mai in grado di controllare l’aggressività e le emozioni negative se non ha imparato a farlo sperimentandole in prima persona. Soltanto provandole sulla propria pelle egli potrà valutarle e trovare in sé le soluzioni e le risorse per utilizzare tali emozioni per scopi vantaggiosi e in questo senso i limiti imposti dai genitori, pur facendolo infuriare, sono delle barriere  che lo proteggono e lo fanno sentire al sicuro.

Un adulto sempre accondiscendente  mette il bambino in una posizione a dir poco inquietante perché la mancanza di “no” lo farà sentire più potente  da un lato e  terribilmente indifeso dall’altro, del resto come potrebbe sentirsi protetto se si sente più potente di chi si prende cura di lui?

Così il genitore che risparmia al figlio  qualunque sofferenza, non distinguendo il bisogno dal capriccio, lo priva del privilegio di sviluppare in modo creativo ed unico gli strumenti necessari ad affrontare le inevitabili difficoltà della vita.

Concludo questa breve riflessione con le meravigliose considerazioni di Asha Philips tratte dal suo saggio  “I no che aiutano a crescere”:

“Ogni limite fissato rappresenta anche un’occasione di crescita. L’essere costretta a mangiare, quando avrebbe preferito giocare, offre ad Amita l’opportunità di risolvere un conflitto. Se riesce, è un primo passo verso la fiducia nella propria capacità di superare le difficoltà.

La fermezza con cui la mamma fa rispettare alla bimba il ritmo che regola le diverse attività la aiuta a capire che le cose hanno una struttura, che gli eventi hanno un inizio, uno svolgimento e una fine. Questo le servirà per superare i momenti difficili , ma l’esperienza le tornerà utile anche nei momenti di svago.

Il bambino che vuole attenzione, o un certo giocattolo o desidera svolgere un’attività, e deve aspettare o rinunciare, impara anche ad essere flessibile e paziente, a cercare delle alternative, a essere creativo, tutte qualità utili nella vita.

Un bambino che deve giocare da solo perché la mamma è occupata può esplorare l’ambiente che lo circonda, trovare una scatola e costruirci un gioco, trasformandola in un castello, in un letto o in una navicella spaziale. Ricorrerà all’immaginazione per procurarsi la compagnia che desidera.

Un bambino più piccolo userà la scatola per fare rumore, la rigirerà in tutti i modi, se la metterà in testa; come un piccolo scienziato scoprirà tutto della sue proprietà.

La  frustrazione stimola il bambino a fare uso delle proprie risorse, purché naturalmente il “no” sia ragionevole e non generi disperazione.”

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