OTTIMISMO E PESSIMISMO: una visione psicodinamica

“Non possiamo affrontare il complesso mondo di oggi e l’oscurità del domani senza una riflessione approfondita sull’esistenza, senza tornare a porci le domande della filosofia, della religione e della morale.”

Francesco Alberoni

Articolo di Francesca Grimaldi

L’ottimismo è l’attitudine a giudicare favorevolmente lo stato e il divenire della realtà. Essere ottimisti, nell’opinione comune, è un tratto di personalità, di carattere, in genere valutato positivamente, in quanto l’ottimista è una persona che vive la vita in maniera più positiva, perché vede anche i lati  migliori che la caratterizzano.

“Il pessimismo” invece, è l’atteggiamento costante e sistematico di sfiducia nei confronti della realtà e della vita, ed il pessimista è colui che possiede un atteggiamento di accentuata sfiducia nei confronti della realtà e dell’esistenza.

L’essere aderenti alla realtà ed esaminare criticamente ed analiticamente le situazioni che si vivono, è stato da sempre considerato come requisito indispensabile per un buon adattamento psichico. Freud definisce ’”esame di realtà” questa capacità di oggettività, realismo ed obiettività nella valutazione delle esperienze di vita.  L’esame di realtà è una caratteristica fondamentale della salute mentale ed in ambito psicodiagnostico, distingue un buon adattamento psichico da situazioni patogene, quali gli stati psicotici, in cui questa capacità di aderenza a fatti oggettivamente verificabili, è compromessa.

Tra ottimismo e pessimismo la sanità consiste sostanzialmente nel giudicare le situazioni in modo né più, né meno favorevole di come esse si presentano ad un esame oggettivo. Un individuo che presenta un eccesso di ottimismo in una situazione oggettivamente critica o avversa, probabilmente non ha sviluppato un buon esame di realtà. Così pure un soggetto che manifesta un atteggiamento pessimistico là dove una situazione non sia né critica, né negativa, avrà anch’egli scarse facoltà di valutazione oggettiva.

Possiamo quindi distinguere due situazioni psicologicamente assai diverse. La prima è rappresentata da un ottimismo sano, normale, tipico del soggetto che scorge, fiducioso, nel suo futuro il successo delle sue azioni e il raggiungimento dei suoi obiettivi, in base però un principio di aderenza alla realtà. La seconda è caratterizzata da un ottimismo patologico, tipico della psicosi maniaco depressiva, o  della compulsione del giocatore d’azzardo, in cui l’atteggiamento ottimistico deriva da una visione distorta e disfunzionale della realtà.

L’OTTIMISMO PATOLOGICO

Analizzeremo in primis l’ottimismo patologico del giocatore d’azzardo per valutare come in personalità di questo tipo, è compromesso l’esame di realtà. Il giocatore d’azzardo manifesta un’effimera euforia, un eccessivo ottimismo nel proprio futuro ed una  sopravvalutazione delle proprie capacità. Nel giocatore d’azzardo, così come nell’investitore finanziario, la presunzione di essere vincenti può indurre il soggetto a precipitare nella trappola della ‘piramide’, meccanismo che porta ad essere vittime dello stesso successo, incrementando sempre di più l’entità degli investimenti, sicuri dei profitti ottenuti, fino al punto che un investimento non andato a buon fine comporterà delle perdite sproporzionate rispetto ai ricavi ottenuti. A livello psicologico a rendere il gioco tanto eccitante e coinvolgente è l’alternanza di sentimenti opposti di ansia ed esaltazione onnipotente, quest’ultima espressa tramite un maniacale ottimismo.

Il comportamento euforico e l’eccessivo e distorto ottimismo rappresentano anche i tratti caratterizzanti la psicosi maniaco-depressiva. In questo disturbo, alle tenebre e alla sofferenza della fase depressiva, si contrappongono l’instabilità e l’esaltazione della mania. Nella fase maniacale la disinibizione, la spinta frenetica e febbrile al movimento, caratterizzano uno stato in cui non c’è coscienza di malattia.

Il mondo ottimista in cui vive immerso il maniacale è una realtà in cui sono escluse le contraddizioni, tutto è a portata di mano, non vi sono ostacoli. Mancando la profondità del pensiero, il vissuto maniacale si caratterizza per un’ esteriorità estrema: l’universo è flessibile, elastico, incostante, svuotato di interiorità.

ll mondo maniacale è governato da uno sfrenato ottimismo, in cui manca la possibilità di una sconfitta o di un insuccesso. Non esiste più alcun passato, alcun trascorso esperienziale, così come non sussiste un futuro entro cui progettarsi. Il mondo del maniacale è governato da uno sfrenato ottimismo e da un’immotivata euforia che si estende ad ogni cosa. Il delirio del maniacale non è altro che l’espressione di questo  artefatto atteggiamento fiducioso in cui il mondo ha perso ogni limite, ogni relatività.

Finora abbiamo visto come un eccesso di ottimismo possa rappresentare un tratto che si associa frequentemente a patologia, tuttavia anche l’eccedenza di pessimismo diventa un sintomo tipico di gravi disturbi psichici, come avviene nella depressione.

IL PESSIMISMO PATOLOGICO

I disturbi depressivi portano l’individuo a vedere se stesso, il proprio mondo e il proprio futuro in modo assolutamente e soggettivamente negativi. Il depresso interpreta costantemente le proprie interazioni con l’ambiente come manifestazioni di sconfitta, privazione o denigrazione. Giudica la sua vita come costellata da un susseguirsi di ostacoli, impedimenti, difficoltà e considera se stesso inadeguato, immeritevole, ignobile. Il depresso attribuisce le proprie esperienze sgradevoli ad un propria imperfezione fisica, mentale o morale e, disprezzandosi a causa di questa presunta mancanza, denigra e svilisce se stesso. Egli è fermamente convinto che le sue angosce attuali perdureranno all’infinito. Nel guardare al futuro, scorge un’esistenza segnata da incessanti avversità, frustrazioni e privazioni.

Le visioni negative del mondo, di sé e del futuro sottraggono al depresso i pensieri positivi, accentuano i desideri di dipendenza e stimolano il bisogno di trovare una via d’uscita tramite il suicidio. Il depresso, in definitiva, si percepisce come incapace di modificare una situazione frustrante o negativa, credendo che ogni sua azione sia inutile e inefficace per influenzare gli eventi.

L’atteggiamento pessimistico, impotente ed inerme, causa insoddisfazione all’ individuo  e agli altri. Il pessimismo induce a prospettare un futuro sconfortante ed avvilente, in cui la vita non cambierà e mai si realizzeranno i propri sogni. Il pessimismo è un tratto caratterizzante la depressione, patologia che si associa costantemente a bassi livelli di autostima del soggetto. Il pessimismo si vive nelle circostanze in cui le risorse esterne ed interne non si riescono a vedere, o appaiono limitate e insufficienti. Con un paio di occhiali grandi e neri il soggetto può filtrare tutte le sensazioni positive, i colori caldi, le cose belle della vita e trasformarli in grigi, scuri, asettici, tristi. Gli eventi rimangono gli stessi, è solo il modo di leggere la realtà che è diverso.

L’OTTIMISMO SANO

Dopo aver descritto le caratteristiche dell’ottimismo e del pessimismo patologici, è necessario invece illustrare quelle che sono le caratteristiche dell’ottimismo sano, quell’atteggiamento ottimistico che è seguito da una valutazione realistica ed aderente ai dati oggettivi dei fatti. Questo tipo di ottimismo ha dei risvolti positivi anche sulla salute fisica e non solo su quella psichica.

Le persone che imparano a essere più ottimiste, infatti, non solo sono in grado di sfuggire alla depressione, ma riescono anche a rafforzare in maniera rilevante la propria salute fisica. Esse non si arrendono di fronte alle difficoltà, che vivono come un’opportunità di crescita. Gli ottimisti hanno esiti più positivi sul lavoro, percepiscono i problemi come un’occasione per migliorarsi e non come blocchi invalicabili e così raggiungono uno stato psico-fisico di benessere diffuso.

Alla base di questa modalità di affrontare l’esistenza vi sono due componenti: la sensazione di poter esercitare un controllo sugli eventi e il modello mentale con cui spieghiamo a noi stessi quello che ci accade. L’ottimismo sano è fondamentalmente un connubio tra l’ideologia che il cambiamento sia possibile e una tendenza alla speranza.

Il credere di poter modificare le cose a proprio favore ed il percepirsi come validi ed efficaci contraddistinguono l’ottimista dal pessimista. Tuttavia il modo soggettivo di interpretare gli eventi, può essere trasformato e migliorato: l’ essere più ottimisti si può apprendere grazie all’ esercizio e alla  flessibilità di pensiero.

E’ l’individuo, in realtà, a dover sfruttare le occasioni che il fato gli offre, producendo attraverso le sue azioni circostanze favorevoli al raggiungimento dei suoi obiettivi e questo lo può fare solo se ritiene di valere qualcosa, di essere vincente . “Pensare positivo e sentirsi potenti”, sembra lo slogan di molti corsi statunitensi sulla motivazione ma racchiude, seppure in modo semplicistico, una verità di fondo.

In accordo con numerose teorie new age, ritengo che un atteggiamento ottimista, in armonia con il mondo, faciliti il contatto con le energie positive circostanti. Solo grazie ad un atteggiamento di speranza e fiducia nella vita si è in grado di cogliere e canalizzare queste energie per il raggiungimento dei propri obiettivi di vita. Invece, un atteggiamento pessimistico porta semplicemente a non intravedere queste energie e a non esserne influenzati. Nel pessimismo, il connubio tra le proprie energie e quelle esterne, positive, non incide favorevolmente sul proprio destino e non si verificheranno gli eventi di vita ambiti e agognati dalla persona.

Grazie all’introspezione ed alla capacità di osservarsi anche con gli occhi delle persone care, il sano ottimista, di fronte alle difficoltà della vita, recupererà le energie necessarie per andare avanti.  Egli guarderà con fiducia al domani, sentendo dentro di sè la speranza che tutto andrà per il meglio, poiché ha valutato realisticamente le sue capacità e possibilità di successo nell’ ambiente.

C’è un legame tra avere una positiva autostima ed essere ottimisti: se l’individuo ritiene di valere qualcosa, sa anche che, qualunque cosa accadrà, egli non si abbatterà perché troverà prima in se stesso e poi negli altri le forze per reagire. Il futuro gli apparirà limpido, la strada del suo domani sarà spianata e il protagonista del romanzo a lieto fine della sua vita, sarà lui solo.

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