DESIDERIO E SESSO: UN LEGAME NECESSARIO?

Articolo di Benedetto Tangocci 

Ospito con immenso piacere il post dell “collega” blogger, su un argomento a me molto a cuore: sesso e relazioni sentimentali. Finalmente il parere schietto e onesto di un maschietto,m in merito ad un certo dilagante modo di vivere la sessualità e con essa, inevitabilmente, tutta una fetta delle relazioni sentimentali.

Buona lettura, dunque!

Ritorno sull’argomento sessuale con una riflessione offerta da alcune circostanze. Circostanze personali ma al contempo credo universali. Osservo che – dal punto di vista maschile – all’interno di una relazione intima sia talvolta sufficiente la prossimità col partner per ottenere un’erezione, mentre altre volte, sia pure in presenza di partner apprezzati e/o con cui in precedenti occasioni l’effetto è stato immediato, avvenga con difficoltà.

Per semplice diagnosi differenziale la presenza del primo caso esclude problematiche fisiche. L’effetto è pertanto psicologico. Un effetto psicologico può prodursi costantemente, in modo random o essere correlato ad un qualche evento. Poiché però non si produce costantemente in questo caso la prima ipotesi è esclusa. La seconda ipotesi è l’antitesi della terza, solo l’assenza di correlazioni la dimostrerebbe. Pertanto la domanda è, perché a volte l’erezione, sintomo tangibile di eccitazione, avviene con maggiore difficoltà o viene addirittura inibita?

L’argomento è quasi un tabù socialmente intoccabile (il che, a ben vedere, è già di per sé un buon motivo per affrontarlo…). Quando poi lo si affronta spesso si tramuta nella domanda “di chi è la colpa?”. Partiamo qui dall’affermare che non ci sono “colpe” bensì situazioni (una qualche circostanza) correlate con una situazione (l’inibizione erettile). E visto che ci siamo eliminiamo la parola “problema”, tale sarebbe se si trattasse di impotenza, ma non è questo il caso (anzi, potrebbe essere una preziosa opportunità per comprendersi meglio…).

Pertanto, tale situazione è correlata con stanchezza, contesto inadeguato o preoccupazioni legate alla quotidianità? Indubbiamente tutto ciò può essere concausa, tuttavia, se ci saranno sufficienti casi di erezione malgrado tali situazioni, ciò non dimostrerà un apporto significativo.
Può trattarsi di un partner non sufficientemente eccitante? Indubbiamente, però nell’ipotesi di partenza ho specificato che si tratta di partner apprezzati e/o con cui ci sono state prevalentemente situazioni molto semplici.

Ecco quello che può essere un indizio: con alcuni partner succede solo raramente. Forse talvolta si comportano in modo diverso stimolando due diversi risultati? 
Sia chiaro subito che non sto reintroducendo, mascherandolo, il concetto di colpa – e presto, non appena ribalterò il concetto sarà evidente! – parlo bensì di mancata consapevolezza di alcune dinamiche.

Io su di me so che cosa produce effetto inibente: l’eccessivo desiderio/intraprendenza. Potrebbe sembrare un mio bisogno di mantenere il ruolo maschile di “cacciatore” e quello femminile di “preda”, o quello maschile “penetrativo” e quello femminile “recettivo”. Il che troverebbe anche i suoi riscontri sociali ed anatomici. Eppure guardando meglio si tratta di qualcosa di più. La chiave si trova nel “desiderio”. “È forse un male desiderare?” mi si potrebbe domandare. Ma domandiamoci, desiderio di cosa? 

La risposta, che osservo in tali casi, è desiderio dell’atto sessuale e/o di cosa esso rappresenti più, e prima, che desiderio di unione con me. Desiderio, in tale caso, di un proprio soddisfacimento (piacere fisico o idea romantica che sia) per mezzo dell’altro. Estremizzando la dinamica, per renderla più chiara, l’altro  passa in secondo piano e la sua parte anatomica diventa un “sex toy” umano per il proprio soddisfacimento. 

Alcuni uomini individueranno in tale ruolo la quintessenza della virilità. Il che, beninteso, può anche essere. Io da parte mia so che ciò che mi eccita è innanzitutto il riconoscimento di me come persona, l’accoglienza e le cure poste in essa.

Rifletto inoltre che c’è un’altra situazione che produce in me inibizione: l’altrui palese disinteresse. Questa circostanza potrebbe sembrare antitetica a quella appena esposta. In entrambi i casi tuttavia manca l’attenzione alla persona, in un caso palesandola, nell’altro anteponendovi un altro desiderio.

Comprendo meglio inoltre, grazie a tale constatazione, anche cosa stimola o inibisce il partner femminile: esattamente la stessa cosa!
Le donne sono consapevoli di non eccitarsi – tranne eccezioni – venendo trattate come oggetti sessuali (loro non hanno freni sociali inerenti la virilità per tale consapevolezza…). Un uomo spesso non lo sa, ma non per questo non ne subisce gli effetti. Comprendere se stesso gli offre anche la possibilità di comprendere l’altra.

Non è una colpa, né un difetto connaturato, l’approcciarsi talvolta all’altro/a col desiderio di un soddisfacimento o seguendo un “copione”. Capita e può capitare a tutti, vuoi per imbarazzo, vuoi per prolungata astinenza, vuoi per inseguire una qualche propria fantasia. Comprendere le dinamiche e gli effetti da esse prodotti offre tuttavia la possibilità di ascoltarsi, di riconoscere le situazioni ed interagire con esse in modo più soddisfacente per entrambi. 

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