SESSO = AMORE?

Amore.

Non esiste parola più ricorrente di questa: le canzoni parlano d’amore, le poesie lo invocano, la psicologia, e tutte le scienze umanistiche e letterarie lo analizzano sotto diverse angolazioni, il cinema e la televisione lo presentano nella sua versione irrealistica ed idealizzata e la gente lo brama, lo sogna, lo idealizza, lo vive nelle sue forme  patologiche e ne soffre per la mancanza.

Sono poche ed estremamente fortunate le persone che vivono l’amore nella sua espressione più sublime, completa, integrata e appagante. Esse hanno veramente trovato la strada per la felicità.

SESSUALITA’ E COSTRUZIONE DEL RAPPORTO

Una concezione di estremo fascino sull’amore, è quella offerta della psicologia del profondo. Sigmud Freud afferma che l’amore è l’investimento oggettuale in vista del soddisfacimento di pulsioni sessuali.

Per Freud la caratteristica essenziale della pulsione libidica era la ricerca del piacere, l’oggetto (la persona verso la quale era indirizzato l’amore) era soltanto un mezzo per raggiungerlo. 

Per il padre della psicoanalisi, un amore duraturo si sviluppa dall’iniziale interesse sessuale, perché la certezza di poter contare sul ridestarsi del bisogno appena estinto è il motivo più immediato che ha indotto a rivolgere sull’oggetto sessuale un investimento durevole, ad amarlo anche negli intervalli esenti da desiderio.

La capacità di un amore duraturo è legata, secondo Freud, anche alla capacità di sublimazione, che permette che relazioni affettuose, amichevoli si stabiliscono con i membri della famiglia che sono stati gli oggetti delle pulsioni dell’infanzia.

IL SESSO COME FUGA DALLA SOLITUDINE

Eric Fromm, prendendo le distanze dalle premesse freudiane, considera il bisogno di amare come bisogno fondamentale dell’uomo: Fromm asserisce che questo bisogno è superiore per urgenza a quello della fame, della sete o dello stesso “sesso”, in quanto per soddisfarlo questi ultimi possono anche essere messi a tacere. Da dove nasce questo bisogno? L’uomo è cosciente di sé stesso come realtà unica e irripetibile, della propria individualità. Questa coscienza di se stesso come realtà separata, la consapevolezza della propria breve vita, del fatto che è nato senza volerlo e che contro la propria volontà morirà; che morirà prima di quelli che ama, o che essi moriranno prima di lui, il senso di solitudine, d’impotenza di fronte alle forze della natura e della società, possono rendergli insopportabile l’esistenza. Diventerebbe pazzo, se non riuscisse a rompere l’isolamento, a unirsi agli altri uomini, al mondo esterno. Essere soli significa essere indifesi, incapaci a penetrare attivamente nel mondo che ci circonda.

La soluzione sessuale, entro certi limiti, è un modo naturale e normale di superare la separazione, ed è una soluzione parziale al problema dell’isolamento. Ma in molti individui per i quali la solitudine non può essere superata in nessun modo, l’esercizio dell’attività sessuale assume una funzione che li rende non molto diversi dagli alcoolizzati e dai tossicomani. Diventa un tentativo disperato di sfuggire all’ansia suscitata dalla separazione e il suo risultato è un sempre crescente senso d’isolamento, poiché l’atto sessuale, senza amore, non riempie mai il baratro che divide due creature umane, se non in modo assolutamente momentaneo.

Nella visione di Fromm l’unità raggiunta con la fusione orgiastica (sessuale) è fittizia; una soluzione parziale al problema dell’esistenza. La soluzione completa sta nella conquista dell’unione interpersonale, nella fusione con un’altra persona, nell’amore.

Il desiderio di fusione interpersonale è il più potente. È la passione più antica, è la forza che tiene unita la razza umana, la tribù, la famiglia, la società.

Per Eric Fromm il desiderio sessuale tende alla fusione, ma può essere sia stimolato dall’ansia della solitudine, sia dal desiderio di conquistare o di essere conquistato, sia dalla vanità, sia dalla volontà di ferire e perfino di distruggere, così come può essere stimolato dall’amore. Sembra che il desiderio sessuale possa facilmente essere confuso, o essere stimolato, da una forte emozione. Poiché il desiderio sessuale è insito nella mente e associato al bisogno d’amore, è facile concludere che ci si ama quando ci si desidera fisicamente.

L’amore può ispirare il desiderio dell’unione sessuale; in questo caso la relazione fisica manca di brama, di desiderio di conquistare o di essere conquistato, ma è caratterizzata dalla tenerezza. Se il desiderio di unione fisica non è stimolato dall’amore, se l’amore erotico non è anche amore fraterno, non porta mai alla fusione se non in un senso orgiastico e fittizio. L’attrazione sessuale crea, sul momento, un’illusione d’unione, eppure senza amore questa “unione” lascia due esseri estranei e divisi come prima ; a volte li fa vergognare l’uno dell’altro e li fa perfino odiare l’un l’altro, perché quando l’illusione è svanita essi si sentono più estranei di prima.

La tenerezza è senza dubbio, come credeva Freud, una sublimazione dell’istinto sessuale; è la conseguenza diretta dell’amore fraterno, ed esiste sia nelle forme psichiche d’amore, che in quelle fisiche.

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Dott.ssa Francesca Grimaldi

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