JUNG E IL SIMBOLISMO DEI TAROCCHI

Di Gerardo Lonardoni


Tutti conoscono il profondo interesse che Carl Gustav Jung nutrì per i sistemi oracolari in generale, e per la più famosa mantica orientale in particolare: il millenario I Ching cinese. Jung scrisse una prefazione all’edizione inglese della più importante traduzione dell’opera dal cinese, quella pubblicata negli anni Venti dello scorso secolo dal sinologo tedesco Richard Wilhelm. Wilhelm era un pastore protestante tedesco, che recatosi da missionario in Cina al principio del ‘900 conobbe un maestro confuciano che lo iniziò ai misteri dell’I Ching.

Wilhelm a sua volta introdusse Carl Gustav Jung, che lo conobbe personalmente e ne divenne amico, alla comprensione profonda dell’oracolo cinese. Jung conosceva e usava già da molti anni l’I Ching quando incontrò Wilhelm, ma fu quest’ultimo ad offrirgliene una traduzione aderente allo spirito del testo e filologicamente corretta.

Nella prefazione sopra citata Jung espose la propria teoria della sincronicità, spesso citata anche nei manuali sui tarocchi. Lo psicanalista svizzero riteneva che la causalità, che costituisce il fulcro della scienza contemporanea, alla sua epoca fosse già stata messa in crisi dalle scoperte della fisica. Riecheggiando evidentemente il principio di indeterminazione di Heisenberg, Jung faceva notare che le leggi di natura sono invariabili solo quando riproduciamo gli esperimenti nel ristretto spazio di un laboratorio, all’interno quindi di una causalità controllata. All’esterno di tale ambito protetto, la natura agisce secondo schemi in cui interagiscono una quantità incalcolabile di eventi esterni, che rendono impossibile determinare con certezza il risultato, e fra tali eventi va ricompreso anche l’osservatore stesso, che seppure involontariamente interferisce sempre con i processi causali. Il risultato potrà essere previsto secondo un  mero calcolo di probabilità, non di certezza, come si esprime C. G. Jung: “Noi ora sappiamo che tutte le leggi di natura non sono altro che delle verità statistiche, costrette perciò ad ammettere delle eccezioni” (Prefazione alla traduzione inglese dell’I King, in I King, Edizioni Astrolabio, Roma 1950, pag. 12). Se la causalità fallisce sostanzialmente nel suo compito di fornire nessi sicuri tra i fatti, esiste secondo Jung un altro metodo di collegare gli eventi fra loro: questo sistema è definito sincronicità. Tutti gli eventi che accadono nello stesso istante, sono per ciò stesso collegati fra loro da vincoli misteriosi di natura non causale: “L’istante che sta attualmente sotto osservazione appare all’antica visione cinese più come un colpo di fortuna che come un ben costruito risultato di catene causali concorrenti” (op. cit. pag. 13). Quindi, chi consulta ad esempio i tarocchi, ottiene una lettura che inevitabilmente riflette ciò che sta accadendo nello stesso tempo. L’azione divinatoria si specchia nell’attimo in cui viene compiuta e ne fornisce una chiave di lettura non-causale e non-razionale; tale azione inoltre, a differenza dell’esperimento di laboratorio, tiene conto dell’aspetto soggettivo costituito dall’osservatore-divinante che entra a pieno titolo nell’operazione. La lettura oracolare è quindi la somma dei dati oggettivi costituiti dai segni e del dato soggettivo costituito dall’interpretazione del divinante: “La sincronicità considera la coincidenza degli eventi in spazio e tempo come significatore di qualche cosa di più d’un mero caso, cioè di una peculiare interdipendenza di eventi oggettivi tra di loro, come pure fra essi e le condizioni soggettive (psichiche) dell’osservatore o degli osservatori” (op. cit., pag. 14).
Tuttavia, se l’interesse di Jung per l’I Ching è ben conosciuto, non lo è altrettanto quello per i tarocchi. Una profonda differenza di valutazione divide infatti i due sistemi mantici. Mentre quello orientale dell’I Ching è circondato da una millenaria autentica venerazione ed è considerato un libro sacro (ciò significa appunto, in cinese, “Ching”: libro sacro), al contrario i tarocchi in Occidente sono completamente screditati e i più “informati” ritengono che si tratti semplicemente di carte allegoriche utili ai cartomanti per fare affari. Questa spiacevole situazione dei tarocchi è frutto inevitabile delle condizioni in cui l’Occidente versa da due millenni: a seguito dell’introduzione di una religione di provenienza mediorientale, che non ammette concorrenti sul terreno che reputa di sua esclusiva pertinenza, ogni tolleranza in materia spirituale è stata bandita per secoli, ed è quindi stato necessario celare la sapienza sotto veli alquanto spessi. Mentre in Cina come in India i sapienti di ogni religione trascrivevano i loro insegnamenti ed essi circolavano in misura direttamente proporzionale alla fama del loro autore, in Europa la dottrina antica della sapienza dovette coprirsi di veli: quelli del cristianesimo stesso come nelle saghe del Graal, oppure di strane tecniche metallurgiche come l’alchimia o di incomprensibili simboli come i tarocchi. Affronteremo in altra sede l’importantissimo tema dei “veicoli” della Tradizione Occidentale, dei mezzi cioè attraverso i quali l’antica sapienza greca e romana, arricchita da considerevoli apporti orientali giunti a più riprese a partire almeno dall’età ellenistica, si protrasse in pieno cristianesimo rivestendosi del velo dei simboli: ora ci dedicheremo esclusivamente al tema della riscoperta della profonda valenza simbolica e archetipica dei tarocchi.
Nessun personaggio come Carl Gustav Jung è riuscito in Occidente con tanto successo a diffondere l’interesse per il simbolismo sacro; è quindi naturale chiedersi se nel corso dei suoi studi decennali egli giunse a toccare il variegato universo del tarocco, che, ai suoi tempi, non aveva ancora ricevuto l’attenzione degli storici. La risposta, come subito vedremo, è affermativa; tuttavia Jung non poté disporre del considerevole apparato storico, critico, iconologico che a partire dal secondo dopoguerra, e con progressivo incremento negli ultimi decenni, ha gettato nuova luce sulle origini e lo sviluppo delle carte. Egli attinse quindi probabilmente la sua conoscenza dell’argomento dagli esoteristi dell’epoca, in particolare a quanto sembra da Papus.

Sul tema dei rapporti fra il tarocco e Carl G. Jung si trovano spunti molto interessanti raccolti dalla ricercatrice americana Mary K. Greer sul suo blog al link  http://marygreer.wordpress.com/2008/03/31/carl-jung-and-tarot/.

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