LA DONNA-FERA: L’ISTINTO CHE SALVA

In dono a tutte le donne che corrono coi lupi, e agli uomini che hanno il coraggio e la curiosità di correre con le donne che corrono coi lupi, ecco un estratto dall’omonimo libro di Clarissa Pinkola Estès: “Donne che corrono coi lupi”.

Si tratta di tornare allo stato originario in cui femminino significa anche istintuale, intuitivo, creativo, numinoso, portatore di vita, feroce e compassionevole.

Non è trascritta la fiaba  cui fa riferimento l’autrice: “Le scarpette rosse” poichè potrete facilmente trovarne la versione di H.C. Andersen in rete. Leggetela…

Fera, o fiera, dal latino fera, femminile dell’aggettivo ferus, che significa selvaggio, selvatico, feroce. Nel linguaggio poetico si preferisce la forma “fera”. Una creatura-fera è quella che un tempo era selvaggia, poi è stata addomesticata, ed è infine ritornata allo stato naturale o selvaggio.

La donna-fera è quella che si trovava un tempo in uno stato psichico naturale e che fu poi catturata da un qualche intrecciarsi di eventi, diventando pertanto eccessivamente addomesticata, e con gli istinti affievoliti.Quando le si presenta un’occasione per tornare alla sua natura selvaggia originaria, con estrema facilità è vittima di trappole o veleni. Siccome i suoi cicli e i sistemi protettivi sono stati altrerati, è a rischio in quello che un tempo era il suo stato naturale. Non èpiù vigile e prudente, diventa facile preda.

La perdita dell’istinto segue in modello specifico, che bisogna studiare e memorizzare, per custodire i tesori della natura essenziale nostra e delle nostre figlie. Nei boschi della psiche molte sono le trappole di ferro arrugginito nascoste sotto un leggero strato di foglie, Sul piano psicologico, la stessa cosa vale per il più ampio mondo. A parecchie esche siamo sensibili: relazioni, persone e avventure seducenti e invitanti, che tuttavia hanno dentro qualcosa di affilato che uccide il nostro spirito non appena le addentiamo.

Le donne-fere di ogni età, e in particolare le giovani, hanno un’urgenza tremenda di compemnsare  privazioni ed esilio. Sono messe in pericolo dalla tensione eccessiva e noncurante verso persone e obiettivi che no alimentano, o non durano. Ovunque e in qualunque epioca si viva, sempre esistono gabbie in attesa: esistenze troppo ristrette in cui le donne posso essere attratte o sospinte.

Se siete state catturate, se avete sofferto la hambre del alma (fame dell’anima ndr), specie se eravate creative, è probabile che siate state o siate delle donne-fere.  La donna di solito è affamatissima di spiritualità, e spesso afferra qualunque veleno camuffato, convinta che si tratti proprio di ciò di cui la sua anima ha fame.

Se alcune donne-fere sfuggono all’ultimo momento alla trappola senza eccessive perdite, molte vi entrano e restano per un po’ prive di sensi, altre vengono spezzate, altre ancora riescono a liberarsi e trascinarsi in un luogo appartato e solitario per curarsi le ferite.

Per evitare trappole e insidie, dobbiamo riuscire a vederle in tempo. Dobbiamo sviluppare di nuovo introspezione e prudenza. Dobbiamo imparare a virare.

Esiste una storia istruttiva sulla condizione della donna affamata e fera, nota con vari titoli: Le scarpette del Demonio, Le Scarpette Rosse del Demonio, Le Scarpette Rosse. Hans Christian Andersen scrisse una favola basata sull’antico racconto, mantenendo lo stesso titolo. Da autentico narratore, arricchì il racconto con la sua sensibilità e la sua intelligenza etnica, ma la struttura è la stessa.

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