CRISI ECONOMICA E DEPRESSIONE: AUMENTA IL NUMERO DEI SUICIDI

 

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Si consumano minori quantità’ di verdure, si risparmia sullo sport, le incertezze economiche aumentano il carico psicologico legato all’incertezza e cosi’ risulta in aumento il consumo di farmaci antidepressivi, cresciuto di oltre quattro volte in una decade, passando da 8,18 dosi giornaliere per 1000 abitanti nel 2000 a 35,72 nel 2010.

E’ il riflesso della crisi economica sulle condizioni di salute – non buone- degli italiani. Un quadro poco rassicurante tracciato dalla nona edizione del Rapporto Osservasalute (2011), un’approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualita’ dell’assistenza sanitaria nelle Regioni italiane, presentata oggi a Roma all’Universita’ Cattolica.

Pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, con sede presso l’Universita’ Cattolica di Roma e coordinato dal Professor Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Igiene della Facolta’ di Medicina e Chirurgia, il Rapporto e’ frutto del lavoro di 175 esperti di sanita’ pubblica, clinici, demografi, epidemiologi, matematici, statistici ed economisti distribuiti su tutto il territorio italiano.

Numerosi studi dimostrano che l’impatto sulla salute di una crisi economico-finanziaria, quale quella che stiamo vivendo a livello globale, e’ forte: potrebbe portare a un incremento dei suicidi (i dati mostrano anche per l’Italia un aumento del numero di suicidi tra il 2006, quando i casi registrati erano 3.607 e il 2008, che si chiude con 3.799 casi) e delle morti correlate all’uso/abuso di bevande alcoliche e droghe.

“Partito 150 anni fa da una situazione di assoluta retroguardia rispetto al contesto Europeo – spiega il professor Walter Ricciardi – ultimi posti per arretratezza economica, analfabetismo, malnutrizione, bassa sopravvivenza, oggi il Paese mostra ottime posizioni a livello internazionale per sopravvivenza, nutrizione e protezione per il rischio della salute, mentre e’ ancora indietro per quanto riguarda le diseguaglianze sociali, con sempre piu’ profonde differenze Nord-Sud”.

Le diseguaglianze registrate da Osservasalute rischiano di accentuarsi, anche considerando che l’impatto della crisi sull’assistenza sanitaria e’ stato finora fortemente indirizzato all’accelerazione di misure correttive gia’ in essere – spesso incentrate sulla logica dei tagli orizzontali piu’ che di riduzione degli sprechi. Per di piu’ le scelte in ambito di politica sanitaria rischiano di peggiorare le cose: “le ultime manovre economiche realizzate in Italia in risposta alla tempesta finanziaria – ha dichiarato Ricciardi nel corso della conferenza stampa – hanno portato al ridimensionamento dei livelli di finanziamento dell’assistenza sanitaria gia’ dal 2012, all’introduzione di ulteriori ticket, a tagli drastici nei trasferimenti alle Regioni e alle municipalita’ dei fondi su disabilita’, infanzia, e altri aspetti che vanno poi a incidere sulla nostra salute”.

“Oltre al maggior consumo di antidepressivi tout court, si rileva sia in Italia sia negli altri paesi europei una notevole crescita della percentuale di soggetti che hanno ritenuto nell’anno di avere necessita’ di aiuto psichiatrico e/o psicologico”, spiega la professoressa Roberta Siliquini,ordinario di Igiene all’Universita’ di Torino. “La richiesta di aiuto – prosegue l’esperta- e’ aumentata del 10% negli ultimi 5 anni (studio Eurobarometer), soprattutto tra gli over-40, lavoratori manuali e disoccupati”.

Se aumentano le consulenze psichiatriche e psicoterapeutiche, cresce di pari passo anche il consumo di antidepressivi e “purtroppo – sottolinea Siliquini – cio’ deriva anche dalla tendenza, sia da parte dei Medici di Medicina Generale, sia da parte degli psichiatri, a prescrivere l’antidepressivo alla prima richiesta del paziente, che sempre piu’ spesso ne fa domanda, in cerca di una “cura rapida” al suo disagio”. Il quadro di un paese davvero sull’orlo di “una crisi di nervi” viene confermato dall’aumento esponenziale dei suicidi, al maschile nel 77 percento dei casi. Il suicidio “e’ piu’ diffuso tra gli over 70, che si confermano soggetti deboli”, commenta l’esperta, ribadendo il fallimento del sistema sanitario di fronte a un atto simile, scelto per metter fine a dolore e solitudine.

Il suicidio e’ un fenomeno connesso alla salute mentale della popolazione ed i tassi di suicidio risultano essere piu’ elevati tra i celibi e le nubili rispetto ai coniugati. Nel biennio 2007-2008, il tasso medio annuo di mortalita’ per suicidio e’ pari a 7,26 per 100.000 residenti di 15 anni ed oltre. Il tasso standardizzato di mortalita’ e’ pari a 11,27 (per 100.000) per gli uomini e 3,15 (per 100.000) per le donne, con un rapporto uomini/donne pari a 3,6. Vi e’ una variabilita’ geografica marcata, con tassi maggiori nelle regioni del Nord anche se con alcune eccezioni.

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