IL DECALOGO DELLA NUOVA PSICOLOGIA

Di Nicola Piccinini

Numero chiuso per l’accesso alla facoltà universitaria, prove di ammissioni comuni nello stesso giorno a livello nazionale, riforma della laurea breve, migliore qualità del tirocinio e
revisione dell’esame di Stato.

Questi i principali temi trattati il 12 Aprile scorso a Roma durante “Gli Stati Generali della Psicologia“, evento dal nome altisonante e teatrale organizzato dal CNOP, il Consiglio Nazionale Ordine Psicologi.
Nell’occasione sono state presentati i dieci comandamenti per“realizzare nuovi percorsi formativi per facilitare l’accesso dei giovani professionisti al mercato del lavoro e garantire agli utenti adeguati livelli di qualità del servizio“… questo il proposito riportato in apertura del Comunicato Stampa diffuso dal CNOP.

Qui di seguito il testo del Comunicato:

Secondo i dati ufficiali raccolti dal CNOP sono circa 83.000 i professionisti in Italia iscritti all’Albo degli Psicologi. E ogni anno il numero medio degli iscritti aumenta di circa 5.000 unità. Maoltre la metà degli iscritti non riesce a esercitare la professione di psicologo. Ecco perché il CNOP presenta oggi alle istituzioni un vero e proprio decalogo ufficiale di proposte, ma anche di azioni già avviate, che riguardano in particolare l’accesso alla professione, la sperimentazione di nuovi percorsi formativi e professionali, il tirocinio, la riforma degli esami di Stato.
“La precarietà che registriamo in alcune fasce dei nostri professionisti potrebbe essere attribuita al rilevante numero di laureati che, negli ultimi quindici anni, sono usciti dalle Università come conseguenza della proliferazione dei corsi di laurea”, ha dichiarato Giuseppe Luigi Palma, Presidente del Cnop. Nel 2010 sono stati attivati più di 40 corsi di laurea di I Livello e più di 60 corsi di laurea di II Livello. Ma, “a fronte di un simile aumento nell’offerta di formazione, continua Palma, è mancata una programmazione degli accessi rispetto al fabbisogno nazionale degli psicologi. Ecco perché il documento propone di definire un numero adeguato di accessi annualiperiodicamente aggiornabile e in base a criteri condivisi di ammissione in modo da decongestionare da una parte il sovraffollamento universitario e dall’altra, garantire l’accesso al mondo del lavoro, una volta conseguito il diploma di laurea.
Sempre su questa linea si propone l’abolizione della sezione B dell’Albo degli psicologi. “Sulla base dell’esperienza maturata con l’istituzione dei corsi triennali”, ha spiegato Palma, “tre anni sono necessari per porre le basi di una cultura psicologica, ma non sono sufficienti per una formazioneprofessionale. A fronte degli oltre 83.000 iscritti, solo circa 200 risultano gli iscritti all’Albo B. Ecco perché riteniamo opportuna l’abolizione o la sua messa in esaurimento”.
Il documento punta, inoltre, a una migliore qualificazione del tirocinio professionalizzante, che oggi si configura ormai come un lavoro semi-indipendente svolto nell’ambito di un team professionale e in contesti sempre più eterogenei, come cliniche e laboratori di ricerca, servizi sociosanitari, aziende, scuole, tribunali, strutture di accoglienza, centri sportivi.
Legato a doppio filo con il praticantato è lo sviluppo professionale continuo che, soprattutto nella categoria degli psicologi, ha un’incidenza elevata. Secondo stime dell’Ordine, infatti, il 97 per cento dei laureati proseguono la loro formazione frequentando corsi di specializzazione, master o dottorati di ricerca.
Il documento, ancora, contiene proposte concrete sulla sperimentazione di una nuova forma di ciclo quinquennale per la laurea in Psicologia, in sostituzione del cosiddetto “3+2”. Infine, si invoca unavera riforma dell’esame di Stato, prestando maggiore attenzione agli aspetti deontologici e professionali. In particolare, l’Ordine chiede che gli esami si possano svolgere in tutte le sedi di corsi di laurea in psicologia, prevedendo solo due prove, di cui una uguale per tutte le sedi e monitorata a campione su tutto il territorio nazionale.

Beh… indubbiamente i punti presentati sono tutti meritevoli di attenzione ed ulteriore approfondimento.

83.000 psicologi iscritti, circa 80.000 studenti di Psicologia che generano nuovi 5.000 iscritti all’anno. Numeri oggettivamente insostenibili.

Voi che ne pensate? Sono misure sufficienti o forse necessiterebbero altre azioni non solo “contenitive”, ma anche “proattive e progettuali”?

Calmierare l’accesso e riformare il percorso universitario sono sicuramente aspetti strategici, e sono curioso poi di capire nel concreto in quale modo verrebbe tutto ciò operativizzato… credo tuttavia che, anche a fronte dell’enorme numero di psicologi già attualmente presente sul mercato, o si chiude del tutto l’accesso all’albo oppure ci sarebbe da mettere in atto anche altre azioni di sostegno, promozione, start-up professionale, ecc… a chi già è psicologo ma incontra importanti difficoltà a dare sostanza e continuità al proprio lavoro.

Voi che ne pensate?

Buon lavoro e buona vita

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