COME GIUNGE LA FELICITA

Collegandomi al post introduttivo sulla ricerca della felicità che ho scritto ieri sera, oggi ti propongo un passaggio tratto dal libro di Anthony de Mello Messaggio per un’aquila che si crede un pollo“.  Qualcosa su cui riflettere…:-)

Prendete coscienza di voi stessi. Osservatevi. E’ per questo che prima ho detto che l’autosservazione è una cosa tanto straordinaria e meravigliosa. Dopo un p0′ non è necessario alcun sforzo, perché man mano che le illusioni si sbriciolano si iniziano a conoscere delle cose che non possono essere descritte. Si chiama felicità. Tutto cambia, e ci si abbandona alla consapevolezza.

Una storia racconta di un discepolo che è andato dal suo maestro e gli ha domandato: “Mi puoi dire una parola di saggezza? Mi puoi suggerire qualcosa che mi guidi per tutta la vita?”.
Era la giornata del silenzio di quel maestro, e così egli prese un foglio, e scrisse: “Consapevolezza”.
Quando il discepolo vide la parola, disse: “E’ troppo sintetico. Non puoi ampliarlo un pò?”.
Il maestro prese il foglio e scrisse: “Consapevolezza, consapevolezza, consapevolezza”.
Il discepolo replicò: “Va bene, ma cosa significa?”.
Il maestro riprese il foglio e scrisse: “Consapevolezza, consapevolezza, consapevolezza significa… consapevolezza”.

Ecco cosa vuol dire osservare se stessi. Nessuno può mostrarvi come fare, perché vi darebbe una tecnica, vi programmerebbe. Ma osservatevi. Quando parlate con qualcuno, ne siete consapevoli o vi state semplicemente identificando? Quando vi siete arrabbiati con qualcuno, ne eravate consci o vi stavate semplicemente identificando con la vostra ira? Più tardi, quando ne avete avuto il tempo, avete studiato la vostra esperienza, tentando di capirla? Da dove è venuta? Cos’ha portato? Non conosco alcun’altra strada che porti alla consapevolezza. Solo quello che si comprende può essere cambiato. Ciò che non si capisce, o di cui non si è consapevoli, viene represso. Non si cambia. Ma quando lo si capisce, si cambia.

Qualche volta mi viene chiesto: “Questa crescita in consapevolezza è una cosa graduale o piuttosto un cambiamento repentino?”. Esistono alcune persone fortunate che hanno una sorta di colpo di fulmine. Semplicemente, diventano consapevoli. Altre si avvicinano lentamente, gradualmente, piano piano. Iniziano a capire alcune cose. Le illusioni cadono, le fantasie vengono eliminate, strato dopo strato, e queste persone iniziano a venire a contatto con i fatti.

Non esiste una regola assoluta.

C’è una famosa storiella su un leone che s’imbatte in un gregge e con sua grande sorpresa trova un leone tra le pecore. Si trattava di un leone cresciuto nel gregge da quando era cucciolo. Belava come una pecora e si muoveva come una pecora. Il leone si diresse dritto verso di lui, e quando il leone-pecora si trovò di fronte il leone vero, si mise a tremare come un fuscello.
Il leone gli disse: “Cosa fai in mezzo a queste pecore?”.
Il leone-pecora gli rispose: “Sono una pecora”.
E l’altro: “Oh, no che non lo sei. Adesso vieni con me.”
Portò il leone-pecora fino a uno specchio d’acqua e disse: “Guarda!”.

Quando il leone-pecora vide il proprio riflesso nell’acqua emise un potente ruggito. In quel momento si trasformò, e non fu mai più lo stesso.

Se avete fortuna e gli dei sono propizi, o se siete dotati di grazia divina (usate pure qualsiasi espressione teologica vi piaccia), potrete capire improvvisamente chi è “l’io”, e allora non sarete più gli stessi, mai più. Niente potrà toccarvi e nessuno potrà più farvi del male.

Non avrete paura di nulla e di nessuno. Non è straordinario? Vivrete come re, come regine. Ecco cosa significa vivere come un sovrano. Non c’entra niente con la possibilità di apparire su giornale o di possedere un sacco di soldi. Quelle sono tutte sciocchezze. Non si ha paura di nessuno perché si è più che soddisfatti di non essere nessuno. Non ve ne frega niente del successo o del fallimento. Non hanno alcun significato. L’onore, il disonore, non hanno alcun significato! E anche se vi rendete ridicoli, non ve ne importa niente. Non è forse una condizione stupenda?

Alcuni raggiungono quest’obiettivo passo dopo passo, scrupolosamente, attraverso mesi e settimane di autocoscienza. Ma una cosa posso assicurarvi: non conosco neanche una persona che abbia dedicato del tempo alla consapevolezza e che non abbia notato dei cambiamenti nel giro di qualche settimana. Cambia la qualità della vita, e dunque le persone non devono più credermi sulla parola. Lo vedono; sono diverse, reagiscono in modo diverso. Anzi, reagiscono meno e agiscono di più. Capiscono cose che non hanno mai capito prima.

Si ha più energia, si è più vivaci. La gente pensa che, senza desideri, si sia come dei pezzi di legno senza vita. In realtà, si perde solo la tensione. Liberatevi della paura di fallire, della preoccupazione di riuscire, e sarete voi stessi. Rilassatevi. Non guidereste, come state facendo ora, con il piede sul freno. Ecco cosa accadrebbe.

C’è un bellissimo detto di Tranxu, grande saggio cinese, che mi sono preso la briga di imparare a memoria. Dice:

“Quando l’arciere tira senza ambire a un premio particolare, ha tutte le sue capacità; quando tira per vincere una fibbia d’ottone, è già nervoso quando tira per un trofeo dorato, diventa cieco, vede due bersagli e perde la testa. Le sue capacità non sono andate perdute, ma il premio lo turba. Per lui è importante! Pensa più a vincere che a tirare, e il bisogno di vincere gli toglie la sua abilità”.

Non vi sembra l’immagine della maggior parte delle persone? Quando non si vive in funzione di qualcosa, si conserva tutta la propria capacità, la propria energia, e si è rilassati, perché non importa che si vinca o si perda.


4 thoughts on “COME GIUNGE LA FELICITA

  1. Chilone uno dei sette sapienti della Grecia classica aveva coniato la sentenza aurea: “conosci te stesso”. Questa sentenza si trovava incisa all’ingresso del tempio di Apollo a Delfi, così come riferisce Platone citando Socrate.

    Conoscere se stessi e quindi acquisire consapevolezza è un attività fondamentale per iniziare un percorso di crescita personale. E’ il momento in cui, dovendo scalare una montagna, dobbiamo fare assolutamente l’inventario di quelle che sono le nostre risorse fisiche, intellettuali e materiali.

    Se non si fa questo primo lavoro su se stessi, diventa difficile anche tracciare una qualsiasi rotta da percorrere.

    E’ un lavoro non semplice ed a volte risulta necessario l’occhio di un osservatore esterno, per cui attenzione a se stessi ma anche attenzione al giudizio delle altre persone per comprendere con apertura mentale la reale situazione in cui ci si trova.

    Beppe

  2. con un certo orgoglio.. dico che “consapevolezza” è una parola che utilizzo da quando avevo 17-18 anni, per indicare la condizione in cui vorrei si trovassero gli “amanti” – è un peccato che quest’ultimo termine abbia acquisito un significato negativo.
    l’ho chiamato il “rimbalzo delle consapevolezze”, quella magia, quel piacere anche fisico (e sfido chiunque a separarlo da un piacere “mentale”) che aumenta in modo esponenziale se gli amanti stanno pensando “oddio, so che tu sei qui / oddio, so che tu sai che io sono qui / oddio, so che tu sai che tu sai che io so che tu sei qui / … / sappiamo di essere qui”.

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