DALLA BEATA SINGLETUDINE

Ciao a tutti!

Una storiella ironica sulle disavventure delle donne, questo divertente post è dedicato soprattutto alle donne single (in effetti dis-avventure del genere ti capitano solo quando sei single…) ma dà una strizzatina d’occhio anche ai maschietti perché – in fondo – sono loro i veri protagonisti della storia

;-)!

Dedicato quindi a tutte le single e… alla nostra altra  “metà del cielo”: BUONA LETTURA! 🙂

IL MASCHIO COMUNE AL PRIMO APPUNTAMENTO

 – homo simulatur –

Si presenta in jeans, camicia bianca e scarpe di Prada. Capello alla Big-Jim con ciuffi finto-spettinati di ordinanza. Chiaramente in Mini, Audi o BMW. Più raramente in Mercedes o Porsche. L’homo simulatur  al primo appuntamento vi aspetta sotto casa con un mazzo di fiori, scende dalla macchina per accogliervi ed aprirvi lo sportello della sua ‘carrozza’, vi chiede quale musica preferite ascoltare in macchina  – attenzione perché le ha tutte – e vi apre la portiera quando arrivate al ristorante. La prima cosa che dice non appena vi vede è: “Sei bellissima questa sera…” con voce tanto suadente che si vedono i puntini di sospensione.

Il ristorante che sceglie è molto intimo ed è indicato su tutte le guide del Gambero Rosso:  i camerieri parlano 6 lingue – escluso l’italiano -, la cantina è talmente fornita che la direzione offre un master in decision-making per la scelta dei vini e ci sono talmente tante posate accanto al piatto che voi, per la disperazione, siete costrette a fingere una serie di improbabili allergie a tutti i cibi escluso il pane. L’unico alimento che potete  mangiare con le mani. E voi avete appena fatto la manicure…

anche i bicchieri sono numerosi  e dalle fattezze più bizzarre, ma confidate nell’arte del cameriere, che saprà dove versare acqua e vino. Vi limiterete a bere quello che versa senza porvi troppe domande. Durante la cena, l’homo simulatur sorride amabilmente (ha denti bianchissimi…) e vi ascolta chinando la testa da un lato e guardandovi negli occhi, ed è così abile nel fingere attenzione che voi, sfiancate dall’ennesimo bicchiere di rosso, non vi accorgerete che sta ascoltando la radiocronaca della partita attraverso gli auricolari finché, nello scuotere la testa in cenno di assenso, non gliene cadrà uno nella bourride provençale.

A quel punto si scuserà, fingendo una tardiva quanto improbabile telefonata di lavoro. La serata trascorre, serena ed eccitante, tra fiumi di champagne, coppe di triomphe de fraises et creme fouettée, brillante conversazione – attenzione: solo voi la considerate tale, perché siete ubriache –  sguardi passionali e dita sfiorate. Nel riaccompagnarvi a casa l’ l’homo simulatur, che per necessità di accoppiamento ha dovuto sviluppare una certa scaltrezza, fingerà di non pensare nemmeno lontanamente a salire da voi e vi saluterà, sorridente e gentile (…il suo sorriso sta già iniziando a somigliare al ghigno di una iena), con un lieve e malizioso bacio sulle labbra, guardandovi come se vi avesse proposto l’accenno di un paradiso tutto da conoscere… voi ovviamente siete completamente ubriache e a questo punto vi si aprono due strade:

A)      cedete al suo presunto fascino – ve lo ripeto: siete ubriache e la vostra innata indole romantica, liberata dai freni inibitori, prende il sopravvento sul vostro cervello razionale – e gli cadete, inermi e svenevoli, tra le braccia. A questo punto, l’homo simulatur  finge ancora un po’ di distacco per circa 20 secondi, dopodiché vi trascina a casa  – la vostra – come una preda, incartandovi frasi del tipo: “vieni che ti accompagno a casa, hai bevuto troppo, ti apro la porta e ti metto a letto”, oppure “sarò più tranquillo dopo averti aiutata a metterti a letto”, o anche  “non stai bene, è meglio che ti accompagni fino a casa stasera” o persino “non ti preoccupare: non ho nessuna intenzione di fare sesso, voglio solo farti le coccole…” (quest’ultima frase suona talmente falsa che persino l’inquilino del 3° piano, affacciato alla finestra del bagno, nel sentirla casualmente inizia a ridere di gusto e da quel giorno vi guarderà con diffidenza). Il tipo vi porta a casa, e la serata finisce in gloria. La sua.

B)      Nonostante la condizione di smarrimento alcolico e l’incalzante afflato lirico che si impadronisce dei vostri sensi,  voi tenete duro e resistete. Lo rispedite a casa con tutti i sogni in sospeso e vi limitate ad un bacio.  A questo punto vi siete guadagnate la sua curiosità, e con essa un secondo appuntamento.

IL MASCHIO COMUNE AL SECONDO APPUNTAMENTO

–          homo cupidus –

Brave! Siete riuscite ad arrivare al secondo appuntamento e non è cosa da poco… sicuramente non gliela avete ancora data! Proprio per tale ragione, l’ homo vulgaris si sente ormai in dovere di conquistarvi ad ogni costo,  trasformandosi quindi in homo cupidus.

Giungerà all’appuntamento con un mazzo di fiori ancora più grande, i denti e la camicia ancora più bianchi ed una collezione di CD ancora più vasta. Sceglierà un ristorante ancora più intimo (poco più grande della cucina di casa vostra) arredato con velluto rosso e broccati  – tipo alcova – e, in un tripudio di candele e sguardi roventi, vi sciorinerà l’intero repertorio di frasi che presume essere romantiche e d’effetto che ha appreso in tanti onorati anni di lettura di Men’s Health. Il tutto sorridendo sempre come una iena e palpandovi ripetutamente mani e viso che nemmeno un’estetista… Ma voi non ci cascate: siete ormai abituate a questo genere di delusione, e l’uomo che avete di fronte vi eccita come un film di Bunuel, vi incuriosisce come un numero arretrato di “Confidenze” e stimola la vostra intelligenza come una puntata de “L’isola dei famosi”. Perciò, se volete uscirne nel modo migliore e nei tempi più brevi potrete:

A)    fingere di credergli e sorridere amabilmente a tutte le sue sortite, sussurrando con finta timidezza tutto il vostro candido stupore e la vostra intima eccitazione… purtroppo tuttavia, a fine serata sarete così stanche… ma così stanche che gli chiederete dolcemente, guardandolo negli occhi, di permettervi di andare a dormire ché siete ancora tutte scombussolate dalla splendida cena…

B)    fingere di apprezzare moltissimo la sua profusione di banalità e le sue mani tentacolari e schermirvi tuttavia dicendo: “…che peccato non poter concludere la serata insieme… ma sai, mia nonna è ospite a casa mia (non importa se avete 40 anni  e vostra nonna è passata a miglior vita da 20) e non mi va di lasciarla sola di notte… magari un’altra volta, che ne dici?”. A questo punto l’homo cupidus si troverà costretto a fare buon viso a cattivo gioco e finirà la serata tra le braccia di una vecchia conoscenza, tale Katiuscia, ceca di ventitré anni, che fa la commessa in centro.

C)     Pur di non doverlo sopportare ancora, ve lo portate a casa ancheggiando e sorridendo maliziose e, tra una moina e l’altra, mentre vi sbottonate la camicetta, lo stordite con un bicchiere di limoncello corretto (40 gocce di Valium dovrebbero bastare allo scopo). A questo punto spogliatelo e sdraiatelo sul letto. Voi, andate a dormire sul divano. L’unico problema è che ve lo ritroverete il mattino dopo, arruffato e confuso nel vostro letto, da dove tenterà di fare nuovamente ciò che crede di aver già fatto. Non vi preoccupate:  mandarlo via non sarà difficile se gli direte: “Caro… stanotte sei stato splendido, mi hai sfinita… non ho mai avuto un uomo così… voglio stare sempre con te! Staremo insieme tutto il giorno oggi… ho voglia di fare tutto insieme a te!”. Di solito bastano queste ultime quattro parole a farlo alzare e vestire in tutta velocità e non farete in tempo a tirargli la cintura dalla finestra che lui già sarà in macchina, che corre diretto dalla famosa Katiusca…

D)    Cedete alle sue lusinghe. E che Dio ve la mandi buona (anzi ve lo mandi bravo…)

IL MASCHIO COMUNE A TUTTI GLI ALTRI APPUNTAMENTI

homo praesens

Se ci sono altri appuntamenti può voler dire vuol dire 2 cose:

A)    Non gli avete ancora concesso il vostro paradiso personale e lui sta cercando disperatamente di vincere il premio;

B)    Si è innamorato di voi.

In entrambi i casi, la percentuale di piacevolezza, brillantezza, divertimento e bianchezza delle sue camicie (e dei suoi denti) negli appuntamenti successivi seguiranno un gradiente scalare proporzionale alla quantità di volte che ci avete fatto sesso.

E in men che non si dica, dopo aver girato i migliori ristoranti della città e le bettole più trendy, dopo aver sfoggiato tutti vostri abitini firmati, la vostra biancheria più seducente, tutti i vostri più stimolanti argomenti di conversazione e dopo aver letto pile di manuali tipo “Come tenere vivo l’interesse in coppia – con un uomo”, vi ritroverete in pigiama di flanella, stravaccate sul divano di casa – la vostra perché è l’unica che ha il frigo pieno – accanto ad un essere di sesso maschile  che a malapena ricordate chi sia.

Che rutta a voce alta, si gratta la pancia, si trascina ripetutamente in ciabatte  lungo il percorso divano-cesso-e-ritorno (si vede la scia…) e vi chiama confidenzialmente “amò”. Mentre guarda la finale di coppa. Sull’unico televisore di casa. E a voi viene voglia di scappare con l’idraulico…

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