MENTE POLARIZZATA: IL PIACERE E LA PAURA

A. È là in ascolto: cosa l’ha confuso?
Cosa fruscia e tintinna alle sue orecchie?
Che cos’è che l’ha inchiodato a terra?
B. Come chi un tempo è stato in catene
Per ogni dove sente – tintinnare.
(“IL NON LIBERO”, F. Nietzsche)


LA NOSTRA POLARIZZAZIONE
Quante volte ci è capitato di vivere una relazione sentimentale che ci faceva sentire insoddisfatti, insicuri o frustrati?
Quante volte ci siamo sentiti traditi da un amico, da un maestro o da un amante?
Quante volte emozioni come la paura, la rabbia o il rancore hanno minato le radici della nostra serenità e della nostra stabilità emotiva?
Sono situazioni queste che ci hanno riguardato tutti almeno una volta nella vita; e molto spesso per alcuni di noi, questa “volta” può durare mesi o addirittura anni, trasformandosi in un inferno personale dal quale diventa difficile uscire e che, molto spesso non si sa più nemmeno riconoscere, limitandosi a subirne le conseguenze in termini di disagio interiore, sensazioni di rabbia, insoddisfazione, frustrazione o tristezza.
Ma cosa c’è alla base delle sensazioni di paura, solitudine, frustrazione e rabbia che emergono nel corso delle nostre relazioni interpersonali? Ci sono le nostre convinzioni di fondo: il frutto dei condizionamenti accumulati durante l’infanzia e la giovane età e del modo in cui abbiamo reagito ad essi nel tentativo di adattarci alla realtà, strutturando in tal modo la nostra polarizzazione individuale “bene-male”.
Nell’ambito di questa strutturazione polarizzata dei contenuti psichici interiori e della modalità di catalogazione delle esperienze emotive, BENE è solitamente tutto ciò che ci fa sentire nutriti, accuditi, contenuti, amati, supportati, soddisfatti, pieni; MALE è ciò che invece ci fa sentire abbandonati, spaventati, soli, impotenti, incapaci, inadeguati, insoddisfatti, frustrati ecc.
La modalità di strutturazione della polarizzazione si differenzia da individuo a individuo ed è strettamente soggettiva, essendo legata a situazioni contingenti quali la condizione familiare, sociale, fisica ed economica del soggetto; tale polarizzazione, una volta strutturatasi e consolidatasi negli anni grazie a processi di condizionamento operante, diviene una sorta di “navigatore emozionale”, in base al quale ogni individuo cataloga le esperienze come buone o cattive e reagisce ad esse di conseguenza.
Per motivi di semplicità, chiamerò da ora in poi questa polarizzazione il nostro “bambino regresso”.
Fin qui tutto chiaro – direte voi – ma allora perché il “bambino regresso” emerge nelle nostre relazioni intime (siano esse di amicizia, amore, fraternità, parentela o colleganza) prendendo possesso del nostro buon senso e della nostra lucidità e rendendo i nostri rapporti difficili, tortuosi e spesso fonte di sofferenza emotiva e disagio?
Prima di rispondere a questa domanda voglio parlare delle due grandi forze che ci guidano: il piacere e la paura.

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