IL PIACERE E LA PAURA

“Le anime anguste io le aborro; non ci sta niente, nè bene nè male” 
(F. Nietzsche)

La nostra polarizzazione individuale si costruisce sulla base di ciò che temiamo e di ciò che ricerchiamo; tali inclinazioni iniziano a configurarsi e strutturarsi nei primi anni di vita di ognuno di noi e durante l’infanzia.
Saranno proprio queste preferenze, queste tendenze dell’animo a edificare le fondamenta sulle quali si costruirà lentamente ma inesorabilmente la città delle nostre passioni, dei nostri desideri e delle nostre inclinazioni e parallelamente, se ne tratteggerà il negativo oscuro fatto di dolore, disagio, paura, disgusto. E come le strade e le piazze di una “città invisibile” di Calviniana memoria, il nostro animo avrà le sue passioni ed i suoi orrori tra loro paralleli, segretamente congiunti dal ponte invisibile del desiderio.
«La mente è sostanzialmente desiderio» cita una frase tratta dal libro del Prof. Antonino Tamburello (Psicoterapia Cognitiva e Profondità Causale – Sugarco Edizioni), mio insegnante ed ispiratore durante gli anni di specializzazione presso la sua scuola di Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale di Roma, e continua: «… sembrerebbe che una volta conosciuto un bene, la tendenza naturale spinga ad operare per raggiungere tale bene, per arrivare a possederlo e a conservarlo e che privilegi a tal punto tali risultati da considerare secondarie altre operazioni». 
Tutto ciò che si struttura dentro di noi come amabile e desiderabile e ciò che invece consideriamo detestabile, spaventoso o disgustoso va a costituire la trama che formerà il disegno della nostra vita; la guida delle nostre azioni. Essa traccerà quel il movimento di fondo che ci sposta nella vita come una marea silenziosa, costante, sotterranea e che rappresenta infine il nostro atteggiamento verso gli altri, gli eventi, la vita tutta.
È il desiderio, inteso come «moto dell’animo che spinge a voler ottenere o realizzare qualcosa che si considera un bene» (dal Grande dizionario generale dell’uso di De Mauro) che ci muove spontaneamente verso l’acquisizione di ciò che consideriamo un bene (o l’allontanamento di/da ciò che è la mancanza del bene) e simmetricamente ci allontana da ciò che consideriamo un male (o la privazione del bene).
Il piacere è l’emozione che proviamo nell’ottenere il bene o nell’allontanarci dal male; la paura è l’emozione che proviamo nell’allontanarci dal bene o nell’incontrare il male.
E dentro di noi, queste emozioni sono forti e radicate e mantengono intatto tutto il loro vigore, la freschezza e l’immensa potenza che avevano quando eravamo bambini, ed esse rappresentavano allora la sola guida per garantirci non soltanto la sopravvivenza, ma il maggior grado di benessere possibile.

 

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