MEDICO E PSICOLOGO DI BASE?

Medico e Psicologo di baseDa anni si parla di medico di base e psicologo di base. Bene, vi propongo un’intervista fatta alla collega Alessandra Marchina che sul discorso “medico e psicologo di base” ha sicuramente qualcosa di interessante da raccontarci :o )

Domanda: Grazie Alessandra per questa intervista. Innanzitutto puoi dirci a grandi linee che fai e di che ti occupi?

Risposta: Mi chiamo Alessandra Marchina e ho 36 anni. Sono una psicologa e psicoterapeuta, specialista in Psicologia della Salute. Ho partecipato al progetto di collaborazione tra medico di base e psicologo nel triennio 2008-2010. Da sempre interessata alla crescita e al benessere, individuale e collettivo, i miei interventi hanno l’obiettivo di migliorare la qualità della vita della persona attraverso una ri-scoperta e un potenziamento delle risorse psicologiche e fisiche.

Domanda:  Puoi spiegarci, sinteticamente, in che consiste questo progetto dello psicologo inserito nello studio del medico di base?

Risposta: Il progetto, promosso dalla Scuola di Specializzazione di Psicologia della Salute dell’Università “Sapienza” di Roma e diretto dal Prof. Luigi Solano, prevede la collaborazione diretta tra medico e psicologo, attraverso una modalità di lavoro congiunta in cui entrambi i professionisti accolgono la domanda dell’utenza nello stesso luogo fisico, l’ambulatorio di Medicina generale. Per essere più chiara, lo psicologo per un giorno fisso a settimana siede accanto al medico, dietro la stessa scrivania, e il suo lavoro si svolge sia in copresenza con il medico sia, successivamente, in incontri separati (in rari casi). I casi di cui ci si occupa congiuntamente vengono tutti discussi tra il medico e lo psicologo, negli spazi che la coppia trova più congeniali (prima o dopo l’orario di studio, tra un paziente e l’altro ecc.). Lo scopo non è di fare della “piccola psichiatria” in casi specifici, ma di sforzarsi di dare un senso in ogni caso al disturbo portato dal paziente all’interno della sua situazione relazionale e di ciclo di vita. Il lavoro viene discusso in riunioni almeno ogni due settimane coordinate dal prof. Solano. Le riunioni sono aperte anche ai Medici, che vi partecipano a seconda delle proprie possibilità.

Domanda:  Inizialmente, avete riscontrato particolari fabbisogni o evidenziato particolari aspetti che rendessero utile la presenza dello psicologo presso il medico di base? In altre parole, quali i motivi che vi hanno portato ad intraprendere questo progetto?

Risposta: L’esigenza di proporre un intervento in copresenza nasce dall’idea di una presa in carico della persona in toto e non solo della sua parte malata. La presenza di uno psicologo all’interno dell’ambulatorio del medico di famiglia può infatti offrire le seguenti opportunità:

  • garantire un accesso diretto a uno psicologo a tutta la popolazione, senza il rischio di essere etichettati come “disagiati psichici”;
  • intervenire in una fase del disagio iniziale, in cui non si sono organizzate malattie gravi e croniche sul piano somatico od organizzazioni intrapsichiche fortemente limitanti una realizzazione ottimale dell’individuo;
  • offrire un ascolto che prenda in esame, oltre alla condizione biologica, anche la situazione relazionale, intrapsichica, di ciclo di vita del paziente;
  • favorire un interscambio tra Medicina e Psicologia, integrando le reciproche competenze;
  • limitare la spesa per analisi cliniche e visite specialistiche, nella misura in cui queste derivino da un tentativo di lettura di ogni tipo di disagio all’interno di un modello esclusivamente biologico.

Domanda:  Ci puoi dare il quadro della ricerca? Come si è svolta? Quanti medici e pazienti ha coinvolto? Quali in sintesi i riscontri di questa sperimentazione?

Risposta: L’esperienza è in corso dal 2000, inizialmente ad Orvieto, poi in diverse località di Roma e del Lazio. Ciascuna collaborazione ha avuto una durata di 3 anni e ha finora coinvolto 12 medici e 13 psicologi specializzandi in Psicologia della Salute (un medico ha partecipato due volte all’esperienza). Riassumendo i risultati raccolti in questi anni, si evidenzia che:

  • l’iniziativa è risultata fattibile e utile, da tutti i punti di vista;
  • l’inserimento dello psicologo nell’ambulatorio, fino a diventare una figura abituale, ha richiesto diversi mesi, soprattutto per raggiungere un sufficiente livello di sintonia e di comprensione tra i due professionisti;
  • la maggioranza dei pazienti ha dimostrato apprezzamento per l’iniziativa: nel corso di tutta l’esperienza solo 4 pazienti hanno richiesto di vedere il medico senza lo psicologo;
  • il numero dei casi in cui si sono ritenuti necessari colloqui separati con lo psicologo è di circa sei l’anno in media per ogni psicologo;
  • solo un paio di casi l’anno per ciascun psicologo sono esitati nell’invio a specialisti della salute mentale, non vi sono quindi rischi di accrescere il carico dei servizi territoriali di salute mentale. Questo dato testimonia altresì come il tipo di intervento adottato, lungi dallo “psichiatrizzare” o “psicologizzare” la popolazione utente degli studi di Medicina Generale, abbia invece contribuito ad evitare che il disagio si trasformasse in patologia psichiatrica;
  • nel corso di tre anni lo psicologo è riuscito ad entrare in contatto con circa 700 pazienti (circa la metà dei pazienti totali dei medici di base) e ad intervenire in almeno un centinaio di casi in cui veniva presentato, in modo più o meno consapevole, un disagio psicosociale, a volte anche piuttosto serio.

Inoltre, nel corso dell’ultima sperimentazione (triennio 2008-2010) abbiamo potuto rilevare una riduzione delle prescrizioni di farmaci nei due studi in cui è stato possibile avere il dato; riduzione che in un caso è stata del 17% (75.000 euro in un anno), nell’altro del 14% (55.000 euro in un anno). Questo dato non ha solo valore in sé ma testimonia il cambiamento del modo di lavorare all’interno degli studi, laddove evidentemente vengono date risposte di tipo diverso al disagio portato. Non siamo riusciti ad ottenere il dato, probabilmente più sostanziale, della spesa per indagini strumentali, visite specialistiche, ricoveri. (tutti i dati sono riportati nel recente volume Dal Sintomo alla Persona, Solano 2011).

Domanda:  Com’è hanno reagito medici e cittadini alla presenza dello psicologo durante la visita del medico di base? Si sono evidenziate specifiche criticità o, ancor meglio, opportunità?

Risposta: Per quanto riguarda il rapporto con il medico di base, nel periodo iniziale della collaborazione è spesso emersa la tendenza a riesumare il vecchio modello dell’invio sulla base di una necessità ravvisata dal medico, in genere sulla linea di attribuire allo psicologo soltanto i casi in cui era presente un disturbo psichiatrico esplicito. Con il tempo, si è giunti  quasi sempre a poter pensare in termini di ascolto congiunto di tutti i casi che giungevano all’osservazione, sino a creare una base comune. La copresenza, quindi, non si è tradotta in una separazione di competenze tra medico e psicologo, ma ha favorito l’integrazione e l’interazione tra professionisti.

Per quanto riguarda l’utenza, ha accolto positivamente la presenza dello psicologo all’interno dell’ambulatorio. Ancora oggi il disagio psicologico, che rappresenta una condizione di difficoltà e sofferenza per cui lo sviluppo dell’individuo viene ostacolato, è oggetto di stigma. Questa errata convinzione contribuisce ad alimentare diffidenza e vergogna nelle persone che sentono di aver bisogno di aiuto. Al contrario, nel corso della nostra esperienza è emerso che i pazienti, pur non portando una domanda di tipo psicologico, in presenza dello psicologo oltre che del medico, esprimono più facilmente una richiesta di aiuto non di tipo organico. Spesso, la mia sola presenza ha legittimato l’utenza a spostarsi da una richiesta di tipo medico ad aspetti personali, legati alla vita quotidiana e al contesto di riferimento. I pazienti si sentivano più autorizzati a sedersi e a parlare di cose che in precedenza non pensavano potessero trovare uno spazio nello studio di un medico. La copresenza ha quindi reso possibile accogliere la richiesta dell’utenza, facilitando processi di promozione e di costruzione della salute.

Vorrei, infine, sottolineare l’enorme opportunità che questa esperienza ha dato a noi psicologi, sia in termini di crescita personale che professionale.

Domanda:  Ho visto il libro (Dal Sintomo alla Persona. Medico e psicologo insieme per l’assistenza di base, a cura di Luigi Solano, Franco Angeli, Milano, 2011), in che misura pensi che questo modello sia esportabile e proponibile in altre città, da altri colleghi?

Risposta: Sinora il progetto è stato realizzato in alcune città del Lazio e dell’Umbria, ma è certamente esportabile anche altrove. La figura dello psicologo della Salute ci è apparsa particolarmente adatta per la tendenza ad approcciare le situazioni in termini di problemi da risolvere e non di patologie da identificare, e ad intervenire soprattutto in termini di promozione delle risorse personali. Non si può certo escludere che un lavoro simile possa essere svolto da psicologi con formazione di tipo diverso, purché questa non spinga, più o meno consapevolmente, a cercare di occuparsi sopratutto dei casi “grave psicopatologia”. Quest’ultima è in realtà una delle poche forme di disagio non somatico che il medico è già in grado di identificare con i propri mezzi e di affrontare utilizzando i servizi esistenti.

Domanda:  A livello organizzativo e relazionale, ti sentiresti di evidenziare alcuni aspetti da tener di conto per colleghi che intendessero replicare questa vs iniziativa?

Risposta: Innanzitutto, mi preme sottolineare l’importanza di non perdere mai di vista che lo scopo della nostra iniziativa non è quello di individuare e trattare i soggetti con disturbi psichiatrici conclamati, poiché il Medico è già in grado di procedere a questa individuazione ed avviare il soggetto al trattamento specifico. Il nostro scopo è di esplorare il significato di qualunque problematica, fisica o mentale, proposta da qualunque persona, nel contesto della sua situazione relazionale presente e passata e nel contesto del suo ciclo di vita. In altre parole, di occuparci di problemi prima che divengano patologie.

Infine, ritengo fondamentale considerare una durata del progetto almeno non inferiore ai 2 anni ed una supervisione costante, rivolta sia agli psicologi che ai medici.

Domanda:  Reputi realistica in questo momento l’istituzione in Italia della figura dello psicologo di base? Se no… e di progetti simili a questo, magari a microfinanziamento?

Risposta: Ciascuno, nel corso della vita, può attraversare un momento di difficoltà, sofferenza, dolore o confusione. Ognuno possiede delle risorse che gli consentono di affrontare e superare questi momenti difficili, ma tali risorse, benché presenti, possono non essere percepite, al punto da non essere immediatamente disponibili in caso di necessità. La collaborazione diretta tra medici di base e psicologi della salute favorisce nei paziente una maggiore disponibilità a “vedere” e “sentire” il proprio disagio e, quindi, ad affrontarlo, senza il timore di essere etichettati. La possibilità di normalizzare la figura dello psicologo rispetto ad un intervento non più incentrato su un versante patologico ma di promozione della salute e del benessere, teso alla ricerca di quelle che sono le fonti della salute e di come può essere sostenuta e rinforzata, può contribuire ad operare un cambiamento culturale nonché a ridurre la spesa sanitaria attraverso un minor consumo di farmaci ed un minor ricorso ad analisi cliniche.

Ritengo che, soprattutto in una fase di recessione come quella che il nostro Paese sta attraversando, dovrebbe essere, oltre che realistico e auspicabile, imprescindibile adottare nuove misure che permettano una riduzione della spesa pubblica soprattutto se, come nel nostro caso, corrispondono a un miglioramento delle condizioni di salute della popolazione. L’istituzione della figura dello Psicologo di base nell’ambulatorio di Medicina Generale rappresenta una risposta insostituibile alla crescente domanda di salute e di benessere da parte della popolazione, domanda i cui segnali sono fin troppo evidenti, e che invece a livello istituzionale continua a rimanere insoddisfatta. L’auspicio è quello che possa realizzarsi in tempi brevi un cambiamento in ambito sanitario che permetta di fornire risposte adeguate e specifiche ai bisogni  di salute psico-fisica delle persone

Vi lascio con le parole di una cara utente dell’ambulatorio di Medicina Generale in cui ho svolto la collaborazione:

”cara dottorè, la vita è dura, è ‘na salita,

       ma stai mejo se incontri qualcuno che te sa ascoltà veramente …”

                                                                                          (Leila, 92 anni)

BOTTA E RISPOSTA

3 pregi e 3 difetti del tuo essere professionista
Pregi: empatia, curiosità, capacità di lavorare in equipe. Difetti: grande senso di responsabilità, precisione, poco tempo libero.

Il libro da consigliare sempre e comunque
“Poesie d’amore” di Nazim Hikmet

Il difetto che vedi nell’attuale categoria degli psicologi
Poca consapevolezza rispetto alla spendibilità professionale, anche in contesti nuovi per gli psicologi.

Ed un punto di forza?
L’elevata formazione professionale e personale (anche se non sempre riconosciuta).

Cosa ti rende felice?
Rendere felici le persone che amo

Dai un titolo a questa intervista!
”Medico e Psicologo di base: la giusta vicinanza”

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