UN MODELLO DI CAMBIAMENTO

IL MODELLO TRANSTEORICO di Prochaska e Di Clemente 

Questo modello è nato nel 1977 in seguito alla necessità di elaborare un meta- modello che avesse come comune denominatore gli elementi fondanti di diverse teorie del cambiamento, e che fosse quindi applicabile in numerosi contesti. Una sorta cioè di  teoria “generale” del cambiamento in grado di comprendere sia il cambiamento spontaneo sia quello conseguente ad una terapia.

Secondo gli Autori un modello transteorico deve rispettare alcune caratteristiche fondamentali e cioè:

  1. Applicabilità alle diverse modalità di cambiamento possibili: terapie brevi, interventi su pazienti ospedalizzati, auto-aiuto o psicoterapie individuali.
  2. Tenere in considerazione quei comportamenti in cui le persone possono cambiare spontaneamente (es. abitudine al fumo).
  3. Applicabilità generali alle diverse dipendenze (droghe, alcol, cibo, gioco d’azzardo ecc.).
  4. Favorire l’integrazione (da bravo meta-modello) delle diverse diverse forme di trattamento disponibili.
  5. Comprendere una teorizzazione relativa a tutti momenti del cambiamento: dall’acquisizione di consapevolezza del problema fino alla sua risoluzione.
  6. Flessibilità ed apertura del modello, al fine di poter integrare eventuali nuove scoperte e/o variabili utili.

Il modello transteorico di Prochaska e Di Clemente (1994) è stato costruito su tre dimensioni differenti al fine di soddisfare tutti i requisiti sopra indicati:

  1. GLI STADI DEL CAMBIAMENTOQuesti possono essere intesi sia in senso temporale (un periodo di tempo) che come un insieme di compiti indispensabili per andare alla fase successiva; laddove se il tempo di permanenza in ogni stadio è soggettivo, i passaggi da svolgere sono invece costanti (ad esempio, per smettere di fumare, una persona deve necessariamente passare dalla consapevolezza dei rischi legati al fumo, alla decisione di rinunciarvi)
  1. I PROCESSI DEL CAMBIAMENTO: Sono le attività intraprese quando una persona decide di approcciare diversamente l’elemento da modificare, per cui la persona cambia il proprio modo di pensare, sentire e comportarsi in merito ad un problema particolare (es. abitudine al fumo). Gli autori hanno identificato 10 dei principali processi di cambiamento, sebbene in realtà le attività possibili sono molte di più.
  • Aumento della consapevolezza. 
  • Rivalutazione di sé: riorganizzazione dell’immagine di sé a livello cognitivo ed affettivo in relazione agli aspetti sentiti come problematici.
  • Attivazione emozionale
  • Rivalutazione dell’ambiente
  • Liberazione sociale
  • Liberazione personale:  la scelta ed il proponimento di attuare strategie di cambiamento.
  • Contro-condizionamento: riguarda il cambiamento della risposta di fronte a stimoli particolari e prevede l’apprendimento di comportamenti alternativi.
  • Controllo dello stimolo: è l’intervento sullo stimolo che attiva il comportamento problematico, ristrutturando l’ambiente al fine di ridurre  la probabilità che si presenti il comportamento problematico.
  • Gestione delle ricompense: si ricorre a rinforzi espliciti ed impliciti, auto-ricompense e contratti per gestire i “premi”.
  • Relazioni di aiuto: devono essere caratterizzate da empatia, apertura, attenzione, fiducia e sincerità perchè la presenza di queste qualità facilita il cambiamento.

3) I LIVELLI DI CAMBIAMENTO

Rappresentano una organizzazione gerarchica in 5 aree distinte ma interrelate di problemi psicologici di cui si occupano gli interventi terapeutici.

  1. Sintomatico/situazionale (tipico dei comportamentisti)
  2. Cognitivo/Disadattivo (tipico dei cognitivisti)
  3. Interpersonale (sistemici)
  4. Familiare/sistemico (sistemico-relazionali)
  5. Intrapsichico (tipico della psicoanalisi)

FATTORI GENERALI

Altri elementi di grande importanza ai fini del successo del cambiamento son i fattori legati al senso di AUTOEFFICACIA (la fiducia di un individuo nella propria capacità di attuare un comportamento prestabilito – Bandura, 1978), alla presenza di TENTAZIONI e alla BILANCIA DECISIONALE (Janis e Mann 1977) che permette al soggetto di confrontare i pro e i contro percepiti del comportamento da modificare.

Nelle varie fasi del cambiamento, gli autori hanno riscontrato che gli elementi negativi legati al comportamento da modificare, diventano gradualmente  più numerosi rispetto a quelli positivi mano mano che dallo stadio di precontemplazione l’individuo si avvia verso lo stadio dell’azione.

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