LA DEPRESSIONE NEGLI ANZIANI: UNO STUDIO RECENTE

Si stima che circa il 15% della popolazione generale sperimenti nell’arco della vita almeno un episodio di depressione maggiore. In questo contesto, la depressione negli anziani – considerando l’aumento della percentuale di persone sopra i 65 anni nel nostro paese – è un problema di non lieve entità; le statistiche in Italia  indicano che la prevalenza della depressione maggiore può arrivare a superare il 40% nei soggetti istituzionalizzati con più di 65 anni.

I più importanti fattori di rischio per l’insorgenza di un disturbo depressivo nell’anziano sono i seguenti:

  • 􀁺Pregressa storia di depressione
  • 􀁺Presenza di una o più malattie fisiche
  • 􀁺Polifarmacoterapia (molto comune negli anziani)
  • 􀁺Fattori socio-ambientali (perdita del supporto sociale, istituzionalizzazione)
  • 􀁺Fattori biologici (alterazioni dei neurotrasmettitori a livello del sistema nervoso centrale)

Un recentissimo studio effettuato dalla Western Psychiatric Institute and Clinic insieme all’Università di Cambridge e all’Università di Toronto da Szanto K. e collaboratori, ha valutato 90 pazienti anziani affetti da depressione, alcuni dei quali con precedenti tentativi di suicidio.

Lo scopo dello studio era di valutare l’eventuale relazione tra l’abilità sociale di riconoscere le emozioni negli altri (deficitaria nei pazienti affetti da depressione e nell’invecchiamento fisiologico), l’abilità di risolvere problemi (problem solving), il funzionamento sociale e i tentativi di suicidio nei pazienti anziani affetti da depressione.

Gli autori hanno evidenziato che al disturbo depressivo, nei loro pazienti anziani si associavano una riduzione nella capacità di risolvere problemi (problem solving), una carente e ridotta rete sociale di riferimento e sostegno e relazioni interpersonali problematiche. L’alterazione nella capacità di interpretare correttamente le emozioni negli altri è stata riscontrata solamente nei pazienti in cui erano presenti tentativi di suicidio.

Per l’articolo originale: Am J Geriatr Psychiatry. 2012 Mar;20(3):257-265

 

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